20 Gen 2020

La brusca retromarcia dell'Ares 118 sul bando fatto per il volontariato

 

CronacaApprendo  con soddisfazione della brusca retromarcia - fatta nel corso della giornata di ieri - dalla direzione generale dell’Ares 118.La revoca della delibera n.365/2019 con cui la Regione Lazio attraverso l’Ares 118 si accingeva a consegnare  nelle mani del volontariato il servizio finora svolto da 700 dipendenti lavoratori, regolarmente assunti nelle società che espletano il servizio sull’intera regione, non solo è un atto doveroso, ma un percorso obbligatorio.Bene ha fatto la dottoressa Paola Corradi a revocare il proprio atto con cui di punto in bianco la Regione Lazio sarebbe stata la prima in Italia ad affidare l’emergenza – urgenza su strada, al volontariato, mandando a casa i lavoratori che operano in questo comparto da oltre 25 anni.E se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro – come recita il primo articolo della Costituzione italiana, forse in cuor suo qualcuno avrebbe proposto la prima modifica costituzionale del più importante articolo asserendo che: l’Italia è una Repubblica fondata sul volontariato!Tuttavia da questa brusca retromarcia fatta con la delibera n.20 del 14 gennaio 2020, nascono due considerazioni: l’atto siglato il 30 dicembre era una boutade di fine anno, scritta alla cieca, oppure i vertici di questa azienda vorrebbero farci credere di NON conoscere quelli che sono “gli obiettivi fissati per il SSR nel triennio 2019-2021” dalla Regione da cui dipendono. Alla dottoressa Paola Corradi va dunque tutta la mia solidarietà per essere stata costretta, prima a lanciare una bomba e poi a cospargersi il capo per disinnescarla nottetempo.  Non mi convince la tempestività di una decisione che prima di mettere in angoscia 700 persone poteva e doveva essere soppesata. Non sta a me fare delle considerazioni tecniche e giuridiche, ma credo che per opportunità politica, la Corradi vada ringraziata, prima che qualcuno decida di chiederne le dimissioni, anche se la logica vorrebbe questo. Posto che stento a credere che la direttrice generale al 31 dicembre del 2019 non conoscesse l’atto aziendale di cui è parte integrante e strategica. Discorso a parte merita il sindacato – che latitante su ogni fronte – oggi vorrebbe passare per il salvatore della patria. Piuttosto che dichiarare apertamente di aver accettato ed approvato per filo e per segno la logica pericolosa e fuorviante, di un atto scellerato, fortunatamente revocato dalla Corradi stamane stessa, con la delibera n.20 del 14 gennaio 2020.

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