19 Mag 2020

Le giravolte del virologo Maurizio Pregliasco

 

Cronaca"Fase 2: Pregliasco, senza app e test riaperture più rischiose". E' questo il grido di allarme rilanciato dall'ANSA che il notissimo virologo milanese, responsabile scientifico del Pio Albergo Trivulzio di Milano e presidente delle ANPAS oggi ci riserva dalle colonne dei giornali.  L'ANPAS di cui Pregliasco è presidente  - ricordiamo - è l'associazione delle pubbliche assistenze italiane. Attenzione: un'associazione che di pubblico non ha proprio nulla, forse solo il rapporto esclusivo che da tempo immemore consente alle "croci" aderenti a questa organizzazione di categoria, sindacale, di ottenere l'affidamento dei servizi di trasporto in emergenza 118, senza alcuna gara d'appalto pubblica, e fino a ieri anche i numerosi servizi di trasporto introspedaliero.
Ma oggi vogliamo ricordare la figura del virologo Pregliasco a 360 gradi. Con i suoi seducenti cambiamenti in corso d'opera. Senza che nessun collega giornalista abbia memoria delle sue dichiarazioni e senza che, fino ad oggi, alcuno abbia mai fatto semplici accostamenti..così da capire chi sono e cosa rappresentano i maggiori esperti (in questo caso virologhi) che dalle reti nazionali e private danno lezioni al popolo bue. Si scontrano con i loro colleghi e magari continuano a fare proselitismo mediatico anche per le loro "croci private".Ma andiamo al concreto dei fatti.
Andando sul sito dell'ANPAS nazionale, Maurizio Pregliasco, dipendente pubblico del PIO Albergo Trivulzio (ma questo nessuno lo dici!!! e professore universitario) non fa mistero della sua vocazione di "volontario" ecco dunque uno stralcio della sua dichiarazione "perché siamo una realtà di volontariato che svolge attività complesse, continuative ed anche in espansione. In particolare nella core mission della nostra attività che è il trasporto sanitario in senso lato, dal 118 d’emergenza all’anziano che deve andare a farsi la lastra a 100 km di distanza da casa. È ovvio che questa non può essere un’attività marginale ma è lo stesso scopo del nostro esistere e questo a noi pare, rende un po’ difficile l’inquadramento in uno dei due poli che la Delega disegna." Prtegliasco dimentica di dire che quel servizio che espletano del cosidette pubbliche assistenze nazionali e locali, ha un costo per la collettività. Dunque di volontariato c'è ben poco, forse solo quello richiesto ai giovani che, per entrare nel mondo dell'emergenza sono costretti a fare dei corsi di preparazione, sovvenzionati dalle Regioni sia alle croci che alla croce rossa. 
Per molti questo percorso sembra aprire la carriera dell'infermiere nell'emergenza, o magari più velocemente quella di un impiego come barelliere o come autista soccorritore, con l'auspicio che entrando in un'associazione la strada sia "spianata" ed il percorso più facile e veloce. Ma è poi proprio così? Ma noi vogliamo concentrarci oggi sulla intensa figura di Maurizio Prtegliasco. 
Come dicevamo il presidente dell'Enapas poressore virologo e responsabile scientifico del Pio Albergo Trivulzio di Milano, quello tristemente noto per i suoi ............decessi e soprattutto per aver vietato ai dipendenti di adottare misure di sicurezza, in piena emergenza Covid, dai media italiani è considerato uno "scienziato". Uno scienziato con molte idee contrastanti tra loro. Era infatti il 25 febbraio quando Pregliasco dichiarò: "La malattia provocata dal nuovo coronavirus, rispetto ad altre, è banale e non è contagiosissima, come possono esserlo, ad esempio, il morbillo o la varicella, ma è piuttosto comparabile all’influenza. La ragione per cui le istituzioni hanno adottato dei provvedimenti di sanità pubblica è che si tratta di un virus nuovo, per cui nessuno di noi ha gli anticorpi. Quindi lo scenario è quello della spagnola del 1918. La malattia non è grave ed è poco contagiosa, ma se si lasciassero le cose come sono, senza prendere provvedimenti, ci ritroveremmo in una situazione in cui in 6/8 settimane il 35-40% della popolazione sarebbe contagiato", così il virologo dell'Università di Milano rilasciando un'intervista al quotidianosanita.it.
Occorre subito contestare come il virologo non avesse previsto né il tasso di letalità (strano a dirsi!) perché anche se a nostra insaputa al Pio Albergo Trivulzio già si registravano dozzine di decessi, e nessuno se ne accorgeva. Almeno secondo le dichiarazioni dei dipendenti costretti a non adottare misure di protezione.   Alla domanda della giornalista: 
Gli studi attualmente disponibili stimano, per l’infezione da coronavirus, una mortalità del 2,3%. Cosa indica questo dato? È una stima affidabile? Pregliasco ripondeva:"Naturalmente i dati sulla mortalità e il numero di casi gravi che abbiamo a disposizione sono una sovrastima, poiché mancano informazioni certe sul denominatore, il numero totale di persone colpite dalla malattia. Lo vediamo bene nella casistica italiana, in cui sono stati eseguiti maggiori controlli sui soggetti potenzialmente a rischio e sono stati scoperti moltissimi casi asintomatici. I dati disponibili al momento si riferiscono esclusivamente ai casi diagnosticati, con una clinica evidente.
COVID-19, proprio come l’influenza, ha un impatto più importante nelle persone affette da malattie cardiache o respiratorie. Per questo bisognerebbe valutare, nei diversi casi, come per i sette morti in Italia, se il coronavirus è una concausa oppure l’elemento scatenante che ha provocato l’exitus in persone fragili".
Quindi Pregliasco prima asserisce che i numeri dei decessi sono una sovrastima (!) poi con tranquillità rimarca come in Italia vi siano stati solo 7 decessi al 25 febbraio. Sicuramente causati da una serie di concause solo nelle perone più fragili: gli anziani.
Pregliasco dimostra, da virologo, di non conoscere affatto questo virus, né l'esito di questa malattia. Eppure gode di un osservatorio speciale: il Pio Albergo Trivulzio. La RSA ricordiamo ha fatto registrare circa 404 decessi in meno di 4 mesi. Ed il personale ridotto alla disperazione ha dichiarato:"Siamo stati lasciati completamente da soli, senza direttive che prevedessero protocolli aziendali diagnostico-terapeutici, senza univoche direttive sul trattamento dell’epidemia del Coronavirus, senza norme di isolamento, senza la possibilità di fare tamponi e senza DPI fino al 23 marzo». Senza mascherine, senza tamponi e addirittura «redarguiti dal personale direttivo nel caso in cui qualcuno del personale sociosanitario indossasse mascherine portate da casa a tutela della salute degli ospiti e del personale stesso». Finora l'unico a finire sotto inchiesta è il Presidente dell'RSA. Ricordiamo, una struttura pubblica. Il direttore scientifico, ovvero il virologo onnipresente, Pregliasco, continua ad avere il palcoscenico delle TV nazionali. Così dopo aver dichiarato il 25 febbraio che il coronavirus altro non era che una banale influenza che si propagava come quest'ultima ma non era certo letale, il 6 maggio difendendo le sue e le altrui attività all'interno del Pio albergo Trivulzio dichiarava: «Da subito attenzione sui pazienti, ma tamponi solo dal 16 aprile». Il supervisore scientifico del Trivulzio. Il virologo ha chiarito nel corso di una conferenza stampa che «fin da subito sono state adottate le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità» e la struttura ha seguito le normative «nazionali e regionali». Ieri sera l'Ansa riporta la magnifica giravolta di Pregliasco. Che dopo essersi coperto il capo con le linee dell'OMS e le dichiarazioni di non responsabilità in ordine ad un evento pandemico, ha chiaramente dribblato su tutto il resto. Ad iniziare dall'obbligo dei DPI VIETATI al personale del Pio Albergo Trivulzio per spaventare i degenti, anche quando i casi conclamati salivano in modo esponenziale grazie alla disponibilità fornita all'accoglienza ANCHE di pazienti COVID - 19. Così si sino messi insieme fieno e fiamme...ma Pregliasco ne esce ancora indenne...chissà perché...lui non si brucia. Non si brucia nemmeno quando improvvisamente, ieri sera, all'ANSA dichiara:  "Senza che siano ancora stati attivati la app per il tracciamento dei casi, i test sierologici ed un rafforzamento mirato dei tamponi, diventano più rischiose le ulteriori riaperture di attività commerciali e sociali al via da oggi."
Ma come? improvvisamente Pregliasco è diventato più allarmista delle oche del campidoglio?      "La situazione è in evoluzione e l'organizzazione ha dei tempi, ma le azioni di tracciamento attraverso il sistema della app e l'effettuazione dei tamponi vanno velocizzati il più possibile. E' anche importante che partano i test sierologici - spiega Pregliasco - perchè è fondamentale, ai fini delle decisioni da prendere localmente, poter sapere quale sia la reale diffusione del virus sul territorio. Ma va ribadito che questi test non sono patenti di immunità". Ma soprattutto, rileva, "ci vogliono più tamponi mirati ed un'organizzazione sul territorio capace di intercettare e isolare i soggetti positivi, a partire dalle unità mediche per la gestione dei casi a domicilio Usca, che si stanno organizzando ma non sono ancora a sistema". Ovviamente, avverte l'esperto, "con le più ampie riaperture si teme ora che ci possa essere una ripresa di focolai. Per questo è fondamentale il monitoraggio nelle regioni attraverso i 21 parametri indicati dal ministero della salute.
    Ma al contempo è anche cruciale essere pronti a mettere in campo la 'linea di reazione' all'eventuale incremento dei contagi proprio per arginare sul nascere i nuovi focolai, e tale 'reazione' è rappresentata appunto da tamponi e app". In altre parole, afferma l'esperto, "se non si fa presto a rendere effettiva questa linea di reazione, successiva al monitoraggio, il rischio aumenta". Pregliasco sottolinea inoltre la necessità di una maggiore chiarezza in merito alla app: "Andrebbe chiarito cosa accade una volta comunicato il contatto con un positivo: il soggetto dovrà essere essere parte attiva e rivolgersi alla asl o sarà invece contattato in automatico per le procedure successive e un eventuale tamponi? tutti aspetti centrali - conclude - che vanno chiariti". 
Pregliasco diventa improvvisamente uno dei massimi fautori di ogni misura preventiva, a partire dai test sierologici al tracciamento attraverso app dedicata. L'IMMUNI di cui ha tanto ed ampiamente parlato l'ultimo reportage del bravo collega di RAI 3, Sigfrido Ranucci, in cui Report ha ricostruito ampiamente la portata degli interessi e le famiglie che si muovono dietro l'innovazione di una app "tutta italiana".
A questo possiamo aggiungere che un numero considerevole di "laboratori privati" disseminati sul territorio nazionale saranno chiamati a svolgere funzioni suppletive. A quali costi lo sapremo dopo. Ciò che invece è già certo è che alla Croce Rossa Italiana è stato dato il compito di contattare i cittadini che, per primi, verranno sottoposti al test sierologico.
   

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 "Senza che siano ancora stati attivati la app per il tracciamento dei casi, i test sierologici ed un rafforzamento mirato dei tamponi, diventano più rischiose le ulteriori riaperture di attività commerciali e sociali al via da oggi". A sottolinearlo al'ANSA è il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco.
    "La situazione è in evoluzione e l'organizzazione ha dei tempi, ma le azioni di tracciamento attraverso il sistema della app e l'effettuazione dei tamponi vanno velocizzati il più possibile. E' anche importante che partano i test sierologici - spiega Pregliasco - perchè è fondamentale, ai fini delle decisioni da prendere localmente, poter sapere quale sia la reale diffusione del virus sul territorio. Ma va ribadito che questi test non sono patenti di immunità". Ma soprattutto, rileva, "ci vogliono più tamponi mirati ed un'organizzazione sul territorio capace di intercettare e isolare i soggetti positivi, a partire dalle unità mediche per la gestione dei casi a domicilio Usca, che si stanno organizzando ma non sono ancora a sistema". Ovviamente, avverte l'esperto, "con le più ampie riaperture si teme ora che ci possa essere una ripresa di focolai. Per questo è fondamentale il monitoraggio nelle regioni attraverso i 21 parametri indicati dal ministero della salute.
    Ma al contempo è anche cruciale essere pronti a mettere in campo la 'linea di reazione' all'eventuale incremento dei contagi proprio per arginare sul nascere i nuovi focolai, e tale 'reazione' è rappresentata appunto da tamponi e app". In altre parole, afferma l'esperto, "se non si fa presto a rendere effettiva questa linea di reazione, successiva al monitoraggio, il rischio aumenta". Pregliasco sottolinea inoltre la necessità di una maggiore chiarezza in merito alla app: "Andrebbe chiarito cosa accade una volta comunicato il contatto con un positivo: il soggetto dovrà essere essere parte attiva e rivolgersi alla asl o sarà invece contattato in automatico per le procedure successive e un eventuale tamponi? tutti aspetti centrali - conclude - che vanno chiariti". 
di Elisa Fiore 

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