13 Mag 2021

Tra Stato e Volontariato.

 

VolontariatoDi Elisa Fiore
Fare di una necessità "strutturale" una virtù. E" attraverso la lettura di articoli come quello che segue (https://www.unimondo.org/Notizie/Il-volontariato-un-bene-che-va-protetto-209268) che occorre aprire una finestra di riflessione sul potenziale umano che assorbe le ambasce del volontariato nostrano.Il prodotto di un processo culturale le cui radici vanno rintracciate nella storia dell'uomo e che spesso mal si coniuga con le risultanze derivate dalle caratteristiche assunte  nel corso degli ultimi 40 anni.Una visione aperta, non bigotta o settaria, potrebbe condurci ad una visione prospettica oggettiva. Una riflessione più cauta metterebbe al riparo dai cliché che questa "moda" antropologica (perché dell'essere umano sociale in quanto tale) ha fruttuosamente contrabbandato sotto mentite spoglie.Una visione contrapposta per necessità, alle necessità del "sistema", partorirebbe una irruzione nel dogma del sistema politico soggiacente, al punto da offuscarne i reali contorni. Dunque la materia va classificata con attenzione e obiettività.
Libero arbitrio: voglio lavorare non essere un volontario.
La libertà di scelta sarebbe il presupposto da cui partire.
Il libero arbitrio la certezza che la categoria di appartenenza nella catena dell evoluzione culturale potrebbe portarci dritti dritti verso la creazione del "meglio". E per meglio, in questo caso, s"intende: Lavoro o Volontariato.E ormai noto che nel sistema del 118 (come in altri)  vi è una forzata volontà a tenere alto il prezzo del bisogno. Non fosse altro che dentro alcune strutture permangono apparati dello Stato che coesistono insieme a varie forme di lavoro nero, con il placet di altre parti dello Stato, o meglio, di altre Istituzioni: le Regioni. Motivo per cui diventa assai difficile ricondurre alla ragione chi opera nello stesso paniere di offerte "salariali" extra contrattuali. Dall"altra parte, il sistema delle imprese sociali e cooperativistiche, chiamato a scontrarsi  con diatribe muscolari di natura civilistico - amministrativa per ottenere il riconoscimento di principi comunitari quando non costituzionali.  Perché il contrasto tra volontariato impegnato nel 118 e imprese operanti nello stesso sistema economico, spesso si gioca in punta di diritto e della sistemica contrapposizione. Il primo per mantenere posizioni di rendita consolidate, il secondo per acquisire porzioni di mercato, per lo più appannaggio esclusivo del volontariato "statalizzato" nel sistema delle gerarchie regionali dei fondi destinati alla spesa pubblica per il SSN.  Innanzi tutto occorre chiarire come una qualsiasi associazione di volontariato (ovvero composta da soggetti di natura privata) che decida di aderire alle consorterie nazionali, come AnPas, di diritto acquisisce il titolo di "pubblica assistenza". Ma questo "titolo" di pubblico, sventolato come un blasone di nobilità, attraverso la narrativa della cronaca del nostro tempo, di pubblico non ha un ben nulla, a partire dalla gestione delle risorse e delle responsabilità. Di certo i ricorsi che pendono nei tribunali amministrativi regionali così come dinanzi al consiglio di stato o peggio in corte di giustizia europea, sono in genere pagati, solo ed esclusivamente con i soldi pubblici. Denaro con cui le Pubbliche amministrazioni spesso si difendono dalle accuse dell pubbliche assistenze, che a loro volta pagano con i soldi pubblici, per opporsi alla legittimità di procedure competitive, quali ad esempio le gare d'appalto nel settore del trasporto infermi piuttosto che dell'emergenza 118.
Chi paga con i soldi di chi.
In tutto questo bailamme di controversie pagate con i soldi pubblici c' è da sottolineare come alcuni scivoloni, a taluni soggetti siano ammessi, per altri s'infila il cannocchiale al rovescio, e per altri ancora si cerca con il microscopio d'inseguire la piccola falla, la piega, la stortura involontaria, con la precisa  volontà di dettargli le regole di coesistenza strutturale senza ritorsioni.....Imponendo di fatto soci e cooperanti, spesso legati a doppia mandata con le cordate che alimentano il sistema.Ora l' impresa sovvenzionata dallo Stato, (parliamo in questo caso del Volontariato) che permane nel sistema della fiscalità nazionale, in una zona di grigio, in un momento di crisi pandemica in cui occorrerebbe una ripresa forte dei consumi per la classe medio-bassa-Stato-assistita, e della classe media, stima che 359.574 associazioni di volontariato diano lavoro a ben 853.476 persone. Una inezia se si calcola  che vengono occupati circa 2,37 persone per ogni associazione. Uno sperpero di denaro pubblico, se si inizasse ad analizzare come e perché i fondi vengono distribuiti, e soprattutto per quale fine e quale progettualità.Meno di 3 persone dunque, con disparità di trattamento, rispetto a quei "volontari" che magari  coordina e che garantiscono profitti per la loro sussistenza. Determinata da scelte individuali e di rado condivise con quei volontari che, per diventare "professionisti" del settore,  devono "adattarsi" a norme interne, che impongono loro, per due anni consecutivi, di prestare prima attività di volontariato, e poi chissà... A questa classifica però manca la voce di ASSOCIAZIONI di Volontariato impegnate nell'EMERGENZA 118 e nell' EMERGENZA  in particolare. Di fatto inglobate nel grande calderone degli enti assisti dallo stato perché composti da soggetti volontari. 
Dove va Draghi e lo Stato di assistenza al volontariato
 Peccato che nel caso del sistema dell'emergenza 118, oggi si registra come la posizione si sia  rinsaldata, non tanto perché l" Unione europea lo suggerisce (come si afferma distorcendo le Direttive) ma solo perché "del tutto inopinatamente si afferma così la narrativa politica che plaude al nuovo sistema, a costo "zero",  per chi coordina la rete. A costo imposto da tutti i parametri contrattuali, e di mercato,  per chi invece dalle associazione di volontariato trae profitto, diventando di fatto impresa con lavoratori-volontari, ovvero con lavoratori in nero, in fase di formazione. Barellieri e autisti. Infermieri e medici, che oggi si tenta di non far più salire sulle ambulanze. Anche qui in spergio alla Direttiva europea ed al considerando 28.Cosi il Progetto dello Stato - oggi incarnato da Mario Draghi ieri da Conte ecc.ecc. -  non è solo quello di redistribuire somme attraverso una voce "grigia" ma quello di dare occupazione a un popolo di volontari della Sanità, per un non chiaro mantenimento di una Rete consociativa che premia chi ha tempo da dedicare al volontariato ed appartiene ad una classe medio-alta. Oppure, e forse questa è l'unica verità, assolda a costi da fame chi, avendo bisogno di lavorare spera, o s"illude di poterlo fare attraverso le associazioni di volontariato. Ma se i numeri sono reali è evidente che non è cosi......Vista la modalità con cui si costituiscono tali strutture si ha la sensazione che potenzialmente ognuno potrebbe coltivare una propria finalità e metterla sotto il cappello del volontariato. In parte è anche cosi. Ma nella realtà più lampante, tali associazioni che operano nel settore della sanità percepiscono somme per lo più derivate dalle emergenze. Dalle necessità stringenti e inderogabili di poveri cittadini, in difficoltà sanitarie, convinti di aiutarsi, aiutando una associazione benefica, ma non è così.La mancata previsione di una pandemia di ben più vaste proporzioni,  a stretto giro di boa, da parte del sistema della finanza mondiale. Che regola i flussi migratori, o li fa subire, a chi non ha potere alcuno sullo sfruttamento e il depaupermento delle risorse, né sulle penurie che esse provocano, solleva un conflitto di irriverenza colossale, se questa viene letta alla luce  pura della razionalità.La forma è quella di una coesione tra due sistemi che traggono linfa l" uno dall" altro. Poiché l" uno è il rovescio della medaglia dell" altro.
 La scuola. Come luogo di formazione o di spinta verso il volontariato. 
Idee eccellenti, che nella pratica cozzano con la mancanza di visione della classe media italiana, dotata di figli in età scolare. Al peggio fino a ieri proiettata in una impresa familiare di piccole o medio-piccole  dimensioni oggi affossata dalla pandemia. Quante persone si rivolgono ogni anno alla Caritas..i dati sono allarmanti. C è più bisogno di volontariato o di azioni che tendano ad evitare - (anche con l" ausilio del volontariato, perché no- che altre persone cadano nel baratro della mancanza di posto di lavoro e di occupazione stabile.
Le emergenze italiane:  malessere culturale e malcostume 
 Se potessimo leggere solo i dati delle risorse destinate al volontariato in Italia, solo nel settore dell" emergenza - urgenza e delle emergenze sanitarie, forse scopriremo che i costi sostenuti attraverso il volontariato non sono inferiori a quelli sostenuti attraverso l"impresa privata. E ancor meno inferiori a quelli che lo Stato pagherebbe internalizzando quel personale. Vigilando operativamente sul sistema e le garanzie contrattuali. Limitando la diffusione di un malcostume che nello specifico, ha ingrossato oltre modo, la sacca del debito pubblico per il mantenimento delle pubbliche assunzioni. Ma la verità potrebbe essere un" altra. Le emergenze possono essere previste, anticipate, la programmazione deve essere attuata. Il rigore nella spesa non può lasciare fuori da un analisi realistica e oggettiva, una parte strategica della catena della risposta sanitaria sul territorio nazionale. Almeno fino  a quando si continueranno a dismettere presidi di continuità assistenziale senza nemmeno averli creati fino in fondo. E in termini di conoscenza del dato fattuale la Corte di Cassazione ha ben circoscritto la questione. Se parliamo di Sanità, e se intendiamo estendere le nostre specificità oltre il confine nazionale, forse dovremmo iniziare a comprendere che il Paese non è in grado di dare assistenza ad una popolazione che resta pressoché ai margini del sistema. Questa pericolosa involuzione storica e politica, potrebbe comportare una crescente insoddisfazione e un inasprimento delle relazioni territoriali sociali. Come di fatto già avviene, nel costume di molte fasce sociali. Che si tinge di sfumature di natura razziale. Episodi.
Verso quale tipo di società è rivolto il bisogno del volontariato.
Su quale pilastro fonda la sua origine.
Oggi l" emergenza è sociale, e socio-economica, ma non è facile rintracciare associazioni di volontariato che non siano che la derivazione di realtà pressoché inoperative nel contesto giovanile delle realtà locali. Un bluff. Perché solo analizzando i bisogni si crea l" offerta "sociale", altrimenti si costruisce una rete di sostituenti delle azioni dello Stato e delle singole Regioni, in ausilio ai più deboli, agghindandoli con la veste della sussidiarietà e dell" economicità, che non dovrebbero nemmeno competere con il rigore dettato dalla produzione lavoro, impressa nei principi di volontà e crescita sociale, di imprese sociali e cooperative. Principi che dovrebbero valere ancora di più se si trattasse di dipendenti dello Stato - inteso come servizio sanitario nazionale - cui è demandata la funzione del "bene comune" valore salute e walfare. Pagato oggi, ancora più di ieri, attraverso le grame risorse del contribuente. Mentre in talune realtà, si stravolge la funzione loro delegata, proprio in virtù di quella "zona grigia" con cui il legislatore non intende fare i conti, né su scala nazionale, né su scala regionale, nel settore dell Impresa Sociale, Cooperativistica, e del Volontariato "di Sistema", cosi come furbescamente concepito e formulato all"interno del nuovo codice del Terzo Settore. Inoltre, non si comprende come mai all"interno di associazioni di volontariato quali la Croce Rossa Italiana, possono trovare lavoro 30.000 addetti alle forze dell'ordine dello Stato (esercito, carabinieri, gdf, ecc.). E cosa impedisca loro di continuare a svolgere la propria carriera sul posto di lavoro loro assegnato, e non all'interno di un comitato regionale piuttosto che un direttivo comunale. Questi sono gli interrogativi cui nessuno ad oggi ha dato una risposta.Posta la sussidiarietà del servizio dell"emergenza 118 al sistema della rete della sanità nazionale non sarebbe giunta l"ora di una riconsiderazione, complessiva e uniforme, dei sistemi di emergenza 118 delle reti nazionali. 


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Il volontariato, un bene che va protettoNotizieStampaMercoledì, 12 Maggio 2021Foto: Pexels.comIl 30 aprile la Città di Padova ha chiuso l’esperienza da Capitale europea del volontariato. La città italiana ha assolto questo ruolo in un anno inedito e difficile a causa della pandemia. Come riporta il Redattore Sociale, durante la cerimonia di chiusura tenutasi on line con la partecipazione dei tanti attori coinvolti durante l’anno, Emanuele Alecci, presidente del Centro servizi volontariato di Padova e Rovigo e responsabile del Comitato Padova 2020 capitale europea del volontariato, ha argomentato: «In questo anno abbiamo capito che il volontariato è un bene preziosissimo che dobbiamo proteggere e sostenere. Quello che dobbiamo costruire è qualcosa di nuovo, dove chi ha a cuore gli altri deve avere un ruolo, perché si tratta di persone che vedono le cose in maniera nuova. Ho avuto l’impressione che questo modo di vedere le cose in maniera nuova abbia contaminato tantissime persone e tanti giovani che prima magari avevano solo sentito parlare di volontariato».Il sindaco di Padova, Sergio Giordani, ha sottolineato che «Il volontariato rappresenta un grande e importante motore di sviluppo. Abbiamo toccato con mano che il volontariato può aiutarci a disegnare la comunità del futuro, ad immaginare città più solidali, relazioni sociali costruite sulla collaborazione e sul dialogo,partendo dal basso dei nostri quartieri». Secondo Giordani, anche la pandemia «ci ha ricordato la necessità di tornare ad essere una comunità unita. Il volontariato è il rimedio contro un’altra malattia della nostra società, non meno grave, che si chiama egoismo. Possiamo dire, forti dell’esperienza di quest’anno, che il volontariato è un portatore di pratiche e progetti rilevanti per il futuro del nostro paese». L’esperienza di Padova ci aiuta a mettere in luce il valore del volontariato in Italia. Ma quanto vale il volontariato nel nostro paese? Alcuni studi hanno raccolto dei dati negli anni. Istat, CSVnet e Fondazione Volontariato e Partecipazione hanno lanciato la prima sperimentazione del Manuale ILO sul lavoro volontario relativo alla misurazione del valore economico e sociale del lavoro volontario e hanno redatto il report "Attività gratuite a beneficio di altri" (2014); altro studio è contenuto nel volume “Volontari e attività volontarie in Italia. Antecedenti, impatti, esplorazioni” (edizione il Mulino, 2017). I risultati ci svelano 6 milioni e mezzo di italiani che svolgono attività di volontariato, 4,14 milioni dei quali lo fanno all’interno di organizzazioni. La variabile determinante nello spingere una persona ad impegnarsi gratuitamente per gli altri o per una causa comune è data dalle risorse socioculturali, come il titolo di studio e la partecipazione culturale. Maggiori risorse socioculturali si traducono in una maggiore propensione al fare volontariato. Da qui deriva una precisa indicazione politica: per far crescere la solidarietà e l’impegno civico è di primaria importanza investire nell’educazione, nell’istruzione e nella cultura.I dati Istat diffusi a ottobre 2020 sul settore non profit in Italia fotografano la situazione al 31 dicembre 2018: le istituzioni non profit sono 359.574 e danno lavoro a 853.476 dipendenti. L’85% è rappresentato da associazioni e due istituzioni su tre sono attive nel settore della cultura, sport e ricreazione.E oggi cosa accade? Nel corso della pandemia, il volontariato non si è mai fermato: ha agito in continuità e ha reinventato il proprio ruolo, spesso in collaborazione con altri attori sociali. Ciò rileva nello studio "Covid-19 e Terzo settore: uno sguardo in profondità" del Centro di Ricerca Maria Eletta Martini, -pubblicato in occasione della Giornata Internazionale del Volontariato del 5 dicembre 2020. «Emerge un quadro inesplorato e complesso di come il terzo settore e nello specifico il volontariato, che agisce come colonna portante al suo interno, stia affrontando la crisi. - Spiega Emanuele Rossi, professore ordinario di Diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant'Anna e presidente del Comitato scientifico del Centro di ricerca Martini. - Dopo l'iniziale smarrimento c'è stata una reazione molto forte, che ha visto l'attivazione di partecipazione civile e sociale a servizio di ogni comunità colpita. Una reazione non priva di difficoltà, ma che non solo ha fornito alle comunità servizi urgenti che il pubblico da solo non sarebbe stato capace di dare, ma ha anche rafforzato la coesione sociale e immesso nel sistema fiducia e senso di appartenenza in un momento delicatissimo della nostra storia».Durante il periodo più duro della pandemia, oltre a svolgere attività fondamentali per la comunità in momento di crisi, il volontariato ha permesso alle persone di rimanere in relazione, di non essere abbandonate e quindi di sentirsi parte di una comunità. Da qui, sottolinea lo studio, emerge però il rischio che il volontariato venga visto come un rimedio da cui attingere alla bisogna, rischio che è osteggiato dai soggetti del terzo settore che invece chiedono con forza di essere riconosciuti sia nelle attività sia nel ruolo che svolgono nei processi di costruzione comunitaria. 

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