26 Nov 2019

Numero Unico dell’Emergenza 112: ragioniamo sui dati reali

 

Numero Unico dell’Emergenza 112: ragioniamo sui dati reali[i]26 NOV - [i]Gentile direttore,
leggiamo su [i]Quotidiano Sanità la lettera che Federconsumatori ha inviato al Ministero dello Sviluppo Economico in merito al NUE 112 e alla presunta “illegittima eliminazione del numero 118”. Riteniamo che sia essenziale, per fare chiarezza e per consentire al lettore di avere un’informazione corretta, ritornare sull’argomento.

Anzitutto: in Italia nessuno parla di eliminazione del numero 118, che resta attivo, come il 113, il 112 e il 115. E’ soltanto cambiato il modello di risposta; con un doppio passaggio, questo sì, che offre però una serie di vantaggi, che brevemente elencheremo, e soprattutto la garanzia di una risposta sempre e di un sostanziale mantenimento, se non miglioramento, dei tempi complessivi dell’intervento di soccorso.

Andiamo con ordine: in tutta Italia ogni chiamata all’1.1.2 viene registrata: il Ministero dell’Interno, insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, mette a disposizione delle Prefetture e delle Amministrazioni coinvolte il bollettino dei tempi di attesa alla risposta, dei tempi di gestione della chiamata da parte dell’operatore 1.1.2, dei tempi di passaggio della stessa alla Centrale di secondo livello. E le registrazioni ci dicono che in Italia si risponde mediamente entro 5 secondi, e si passa la chiamata alle Centrali di secondo livello mediamente in 50 secondi.
Sulla base di un confronto tra i dati del 118 Milano in epoca pre-NUE e i dati di Giugno 2018 (servizio 112 attivo), risulta evidente che sebbene la telefonata nel suo complesso, per quanto riguarda il cittadino chiamante, si sia in parte allungata per il doppio passaggio, questi secondi vengono di fatto “recuperati” perché la prima parte dell’intervista telefonica degli operatori della Centrale del 118 è più breve. Gli operatori 118, infatti, sono già in possesso di una serie di dati oltre che della localizzazione del chiamante, comunicati dall’1.1.2.

E’ in questo quadro che va collocata la riflessione sui tempi di intervento per le patologie tempodipendenti come l’arresto cardiaco, valutando con attenzione il tempo complessivo tra la chiamata all’1.1.2 e l’arrivo in posto dei mezzi di soccorso. Le prime rilevazioni, svolte sul territorio di Milano, indicano che i tempi complessivi del soccorso in caso di arresto cardiaco nell’area metropolitana di Milano, mettendo a confronto il 2012 (epoca pre-NUE) e il 2017 (epoca NUE 1.1.2) non si sono allungati. In particolare, i tempi di risposta (più la gestione della chiamata) nel 2012 erano mediamente di 2 minuti e 5 secondi; nel 2017 1 minuto e 48 secondi, nonostante il doppio passaggio. 

La rilevazione svolta nell’area metropolitana di Milano mette in evidenza anche il dato dei tempi di arrivo del mezzo di soccorso: erano 10 minuti e 36" nel 2012 e sono 10 minuti e 27" nel 2017 (un indicatore che evidentemente è legato anche all’organizzazione e al numero di mezzi a disposizione).

Ma soprattutto: l’1.1.2 risponde sempre. Sembra una cosa scontata, ma prima dell’1.1.2, quanti erano i casi in cui il cittadino chiamava i Carabinieri, o i Vigili del Fuoco, o altre Forze dell’Emergenza, e non otteneva risposta? Un esempio: nell’anno 2012 al 118 di Milano sono arrivate complessivamente 595.060 chiamate; di queste, le chiamate che hanno ottenuto risposta, in tempi più o meno brevi sono state 496.658. Significa che 98.402 cittadini che nel 2012 avevano chiamato il 118 di Milano non avevano avuto immediata risposta; e per questo motivo avevano riagganciato ma non erano stati richiamati. In termini percentuali, fatto 100 il totale, non si è risposto al 16,54% delle chiamate, evidentemente relative ai momenti di afflusso molto intenso. Oggi la risposta è sempre garantita, ed è prevista sempre la richiamata da parte dell’operatore 1.1.2.

In questo quadro c’è da chiedersi cosa succedeva in epoca pre NUE nei casi di iperafflusso di chiamate rivolte a tutte le Centrali, non solo del 118.
E poi (lo confermano le testimonianze degli stessi operatori del 118) il filtro operato dall’1.1.2 ha permesso di fermare le chiamate improprie, gli scherzi, i “seriali” (ovvero quelli che chiamano centinaia di volte senza un motivo), e di passare solo le chiamate di vera emergenza. In Italia, il filtro operato sul 118 dal NUE 1.1.2 è mediamente del 30%.

[i]Alberto Zoli
Direttore Generale Azienda Regionale Emergenza Urgenza (AREU)

26 novembre 2019
© Riproduzione riservata

Fonte: quotidianosanita

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