13 Gen 2020

Viterbo, appalto della Regione per affidare i servizi del 118 ai privati: rischiano il posto 170

 

Volontari al posto dei dipendenti: 170 operatori del 118 tra Viterbo e Rieti rischiano il posto. Il processo di privatizzazione dei servizi non risparmia nemmeno il sistema dell’emergenza sanitaria gestito dall’Ares, per il quale una delibera, la 365, approvata il 30 dicembre, prevede l’affidamento del soccorso su strada per i prossimi tre anni a privati. Una torta da 120 milioni (42 milioni l’anno) suddivisa in 116 tranci (lotti) che ha fatto scattare il panico negli operatori precari del settore, sia infermieri che medici: 700 nell’intera regione, 170 tra Viterbo e Rieti (la sede centrale dell’Ares si trova nel capoluogo sabino).
“E’ sulla pelle di giovani professionisti, di famiglie appena formate e di figli appena nati che ancora una volta l’Ares Lazio e la politica regionale giocano la partita delle garanzie economiche necessarie per far quadrare i bilanci della Regione”, affermano gli operatori.
Alla base della delibera ci sono dunque esigenze di cassa ma, soprattutto, c’è una recente sentenza della Corte di giustizia europea, quella che dovrebbe occuparsi in primis dei diritti dei lavoratori, che tra le possibilità di risparmio per le regioni in perenne affanno, quale è il Lazio, prevede appunto quella di affidare ad associazioni private i servizi di urgenza-emergenza. Una palla, accusano gli operatori viterbesi e reatini, che l’Ares 118 e la Regione avrebbero colto al balzo “per scaricare sui più deboli – i lavoratori mai garantiti - i costi dei disservizi di altri settori. Ed è così che si torna ad impoverire e si fanno regredire sia il sistema dell’emergenza 118 su strada, sia la stabilità dei cittadini che lavorano da decenni in questo settore”.
“I lavoratori del sistema dell’emergenza - dicono ancora in una nota - tornano al punto di partenza e come nel gioco dell’oca ripartono dalla casella ‘via'’. Ma nel senso di fuori dal lavoro, fuori dal gioco della vita”.
In pratica, l’emergenza sanitaria nei prossimi 3 anni potrà essere gestita per il 50% da personale volontario, senza quindi alcuno stipendio o trattamento pensionistico. Personale al quale, “le misericordie e pubbliche assistenze dovranno solo garantire un’assicurazione contro infortuni e malattie o danni arrecati a terzi”, continuano gli operatori, che accusano anche i sindacati di non aver opposto alcuna strategia politica contro la delibera incriminata. Il restante 50% degli operatori sarà invece assunto a termine fino alla scadenza della convenzione. “I più fortunati - conclude la nota - vinceranno la partita dell’assunzione a termine. L’Ares accetterà le offerte di quelle misericordie i cui elenchi di volontari siano già ‘formati’. Poco importa se i volontari siano anche lavoratori dipendenti, incompatibili per legge, con le prestazioni rese contemporaneamente all’Ares e al sistema sanitario nazionale”. Per il 15 alle 9 è stata indetta una manifestazione sotto la sede della Regione.

Fonte: Corriere di Viterbo

   Commenti


 
Altra rassegna stampa
Tutta la rassegna stampa